Cristina Treppo per Volta Basel 2019

Cristina Treppo, Pillow on Table, 2014, concrete, iron, 36 x 44 x 44 cm

10 – 15 giugno. Volta Basel
Iler Melioli>> Tamara Repetto>> Cristina Treppo>>
Booth B15

Terzo approfondimento in dialogo con Cristina Treppo.
(I suoi lavori sono visibili su voltashow.com)

Yvonne – E’ la forma che dà identità alla materia e questo principio è alla base del tuo lavoro. Mi parli del tuo rapporto con il cemento, la plastica, il vetro, la carta e del modo affascinante in cui ricerchi sempre nuovi stimoli nella materia stessa?
Treppo – I materiali possono avere una duplicità che è interessante. Il vetro ad esempio rimanda a una sensazione di fragilità, ma in realtà è molto tenace, mentre il cemento, che viene associato al costruire anche in grandi dimensioni, risulta sensibile e vulnerabile. La plastica ha una durata limitata ed è incredibile come, nel tempo, si frammenta. Così è emozionante vedere pezzi di carta, un materiale così deperibile, resistere nei secoli. I materiali ci sopravvivono, hanno vita e personalità proprie. Può essere utile associarli tra di loro, per generare nuovi spazi emotivi.

Yvonne – Si può dire che è proprio nella relazione con la materia che nasce il tuo lavoro?
Treppo – In alcuni periodi ho lavorato con arredi e oggetti trovati. Ora penso che sia indispensabile utilizzare la materia per generare la forma, attraverso calchi o stampi, per ottenere una mediazione e un’ambiguità maggiori. Ritorno spesso al concetto di Vanitas, dove si può trasmettere un’idea di transitorietà e caducità in modo deciso anche tramite materiali che non si modificano o deperiscono. Come in un sito archeologico, colpisce rinvenire alla luce cose che le condizioni fisiche non sono riuscite a distruggere, che ci appaiono fossilizzate, calcificate.

Yvonne – Le tue opere pur utilizzando tecniche diverse raggiungono sempre un equilibrio in sé e con lo spazio espositivo. Questo aspetto che porta con sé un bel rigore, mantiene sempre un rispetto per ciò che lo circonda, non prevarica mai. Come avviene il rapporto con il fruitore che vive in un mondo dove tutto urla?
Treppo – Si tratta di un approccio legato alla personalità. Quando posso mi confronto con lo spazio, cercando di capirlo, di sentirlo. Non riesco a impormi, mi viene naturale assimilare il mio lavoro alle caratteristiche di un luogo, come se il contesto fosse parte del lavoro stesso. E’ un processo che funziona anche all’incontrario, un edificio o una situazione spaziale può generare visioni legate a forme e colori, a rapporti tra vuoti e pieni.

Yvonne – Nelle tue mostre gli oggetti da te realizzati sono sempre in dialogo e compongono una narrazione. Anche gli oggetti singoli sono in fondo delle installazioni?
Treppo – Spesso mi servo della moltiplicazione di elementi simili, che nella diversità formano un intero. Oppure realizzo pezzi ascrivibile a serie. Mi viene naturale mettere insieme entità diverse, che attivano connessioni tra loro e lo spazio, ma non è una soluzione indispensabile. Ogni pezzo può avere vita propria.

Yvonne – A Volta Basel presentiamo 3 pezzi che provengono da importanti progetti. Ce ne parli?
Treppo – Sono piccole sculture e una carta catramata che andrà installata a parete. Posso ricondurle a un momento nel quale ho cercato di far convivere pittura e scultura, aprendomi a nuove possibilità. Una pittura che si appoggia a materiali utilizzati in edilizia (la carta catramata che richiama elementi modulari come piastrelle, pavimenti)  in associazione al cemento delle forme tridimensionali. Sono opere che sono state create per due importanti mostre personali: Residui, 2013, al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia (Ud), da te curata e Pittura/Scultura, 2017, a Casa Cavazzini, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine, a cura di Vania Gransinigh.


Third focus in dialog with Cristina Treppo.
(You may see her works on voltashow.com)

Yvonne – The form gives identity to matter, and this is at the base of your work of art. Could you talk about your relation with concrete, plastic, glass, paper and about the fascinating way in which you find new stimulus in the matter it self?
Treppo – Matters have an interesting double character. The glass seems fragile, but in reality it is tough, while concrete, always connected to constructions even of great dimensions, is delicate and vulnerable. Plastic has limited life and is incredible how it easily break in short time. Paper is very exiting, such a perishable material able to resist through centuries.
Matters survive us, they have their own life and personality.  It is interesting to put them together to give life to new emotional spaces.

Yvonne – May we say that your work comes to life through your relation with matter?
Treppo – There has been a period when I was working with furniture and “object trouvé”.  Now I think it is necessary to use matter to generate form, through casts and molds, to obtain a deeper ambiguity and distant relation. I often relate to Vanitas concept, to convey an idea of transiency and caducity also by means of matter that do not decay. As in an archeological site, where we are surprised to find objects that hasn’t been destroyed by physical conditions, but they appear as fossils, calcified.

Yvonne – Your works of art, even using different matters, always reach a balance in itself and in the installation. We may feel a high rigor, a respect for the surrounding space. The work is never exceeding. How is the relation with the public, who is used to live in a  shouting world?
Treppo – It is a choice related to my personality. As much as I can, I look for a relation with the space, I try to understand it, to feel it. I can’t overwhelm it, it is natural for me to reach a mimetic relation with the space, as if the context would be part of the work. And it is also the other way round, a building or a space may give a new view to shapes, colors,  emptiness and fullness .

Yvonne – In your exhibitions, objects are always in dialog with each other and they make up a narrative. Do you think that also each piece alone may be seen as an installation itself?
Treppo – Often I use similar elements which make a whole putting together their dissimilarities. Other times I make works which are part of a series. It is natural for me to assemble different elements which connect to one another and with the space. But it’s not essential, each piece has his own life.

Yvonne – At Volta Basel we show three works coming from important exhibitions. Could you talk about them?
Treppo – These are small sculptures and a tar paper work hanged on the wall. They come from a period when I was connecting painting and sculture, trying to open up to new possibilities. There is a painting made with building material (a tar paper which recalls modular elements as tiles, a pavement) in relation with three dimensional concrete sculptures. These works were made for two important solo shows: Residue, 2013, at Aquileia National Archeological Museum (Ud), that you curated, and Painting/Sculpture, 2017, at Casa Cavazzini, Modern and Contemporary Art Museum in Udine, curated by Vania Gransinigh.

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