ŌKI IZUMI

By giovedì 3 Marzo 2022 0 No tags Permalink 0

Un’artista giapponese, in Italia dal 1977.

L’opera di Oki Izumi che stiamo osservando è una scultura in vetro alta cm 23 e 16 cm di lato. E’ formata da lastre di vetro sovrapposte, incollate tra di loro.
Il materiale utilizzato è senza particolare pregio, le normali lastre di vetro utilizzate per le finestre. L’artista le incide con il taglierino seguendo un progetto millimetrico che le permetterà di ottenere la forma che ha pensato di realizzare. L’incisione profonda fino al taglio, sempre in linea retta, comporta un esercizio fisico molto faticoso.
Per fare la scultura che ho difronte ci vogliono 60 pezzi di vetro.
Le lastre, una volta tagliate devono essere pulite perfettamente prima di essere incollate, in modo che l’opera appaia poi unitaria e priva di difetti interni. Questo è un altro passaggio tecnico complesso che ha richiesto a Oki Izumi molta esperienza per trovare i materiali giusti da utilizzare. Stesso discorso per la ricerca di un collante adatto al vetro ma che risulti totalmente invisibile a lavoro terminato (l’artista ha sperimentato anche altre tecniche oltre all’incollaggio: troviamo lastre imbulloniate, appoggiate o incastrate in opere come Vaso di acqua, Accumulo con aria, Est/Ovest, Specchio).
Nella tecnica e nell’uso dei materiali non troviamo nulla legato alla tradizione, nulla a che fare con la perizia artigianale del vetro soffiato o inciso. Qui siamo difronte ad un prodotto legato alle tecniche industriali contemporanee e ad una processualità del lavoro che risente dell’influenza delle teorie del design.
Anche per Oki Izumi la creatività ha a che fare con la pratica razionale. (Bisogna ricordare che la civiltà Giapponese non ha mai disgiunto teoria e pratica come facciamo noi nel mondo Occidentale. Per la cultura cinese e poi giapponese ogni idea è già un’azione e ogni azione possiede un valore spirituale)

La scultura che stiamo osservando è composta da lastre quadrate, tutte di misure diverse, che però sono sovrapposte con scarti laterali che formano degli spigoli ondulati e morbidi allo sguardo. Oki Izumi segue un principio di modularità in un ordine non baricentrico, con linee forza che la compongono, tali da evocare ciò che avviene in natura. Infatti l’aspetto quadrato dei singoli moduli sparisce per dare vita ad una forma unitaria, sinuosa, che sembra evocare una goccia d’acqua. Oki Izumi non parte da un principio imitativo, ma da una rigenerazione della materia attraverso calcoli matematici, stratificazioni di piani ortogonali, studi legati all’architettura.

Girando intorno all’opera, da ogni lato la tridimensionalità è perfetta, in cangiante relazione con la luce e lo spazio che la circonda. E’ una presenza piena, ma trasparente. Alla vista non ha una sola forma, poiché l’andamento asimmetrico della sua composizione crea riflessi chiaro scuri e spicchi sempre nuovi quasi a creare nuove forme nella forma tangibile.
E’ una forma invitante ma quasi impossibile da toccare poiché le lastre sono taglienti con spigolo al vivo.

Quest’opera trasparente è tutta presente, nel suo aspetto definitivo e nel suo processo costruttivo, nella sua forma “geometrica” e nelle sue sembianze cangianti.

Allo sguardo è pura luce e per lo più riflette il colore dell’ambiente che la circonda. Ma di suo è azzurro/verde: come per le gocce trasparenti che formano il mare blu, così le lastre di vetro trasparenti nell’accumulo formano un colore azzurro/verde.

Se ci avviciniamo e la guardiamo dall’alto: è opaca, non è più una goccia ma piuttosto una piramide o uno Ziggurat…e mentre ci abbassiamo osservandola ecco che appare un segreto. Un moto interno, come se racchiudesse dell’aria, una spirale che dal basso sale fino alla punta dell’opera. Un elemento di virtuosismo dell’artista, ma anche un sorprendente segno di cosa avvenga in una continuativa ricerca che approfondisce in modo verticale e non orizzontale.

Se Solleviamo questa goccia di luce: è pesantissima! Forse solo sollevandola possiamo renderci conto della materia di cui è fatta e sorprenderci della compresenza di numerosi opposti: 
Leggera alla vista/pesante nel sollevarla,
solida al tatto/liquida allo sguardo,
retta nelle parti che la compongono/curva nella completezza,
piena/vuota.

Maria Yvonne Pugliese
gennaio 2022

Note biografiche

Nata a Tokyo, Ōki Izumi si è laureata in letteratura giapponese antica all’Università Waseda di Tokyo. Ha studiato pittura e scultura con Aiko Miyawaki (artista famosa per opere di arte pubblica che l’ha introdotta all’arte contemporanea), Taku Iwasaki (pittore tradizionale che faceva quadri con oggetti assemblati e in particolare modo con pezzi di computer) e Yoshishige Saito (un pioniere dell’arte astratta giapponese, precursore del movimento Mono–ha).
Ottenuta nel 1977 una borsa di studio per la scultura dal Governo Italiano si diploma nel 1981 all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel corso di scultura.

Mostre (una selezione)

Triennale di Milano nel 1983 (Alle radici del sole),
Biennale di Venezia nel 1985 (Progetto Venezia, III mostra internazionale di Architettura) e nel 1986 (Arte e Scienza – Biologia, Tecnologia, Informatica di Maurizio Calvesi, XLII Biennale internazionale di Arti Visive);
1992 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma(Giappone-Italia, giovani generazioni), 1997, 1998 e 2010 all’Istituto Giapponese di Cultura a Roma.
2007 mostra antologica al Museo civico di Lubiana (Slovenia).
2014 mostra personale (Stratificazioni) al Museo di Santa Giulia a Brescia e mostra (Arte del vetro oggi in Italia) alla Villa Necchi Campiglio a Milano.
2017 personale al Museo d’arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova.

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